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L’altro giorno, mia figlia (la grande, V elementare) arriva con il suo bel quaderno di italiano e mi dice: “Ecco l’analisi verbale fatta”. Mi interroghi? Dentro di me penso “non ho dovuto neanche sollecitarla”, ottimo!
Poi inizio a leggere inconsapevole del dramma che si sarebbe consumato da lì a poco.

Tempi verbali a caso, modi inesistenti, persone che manco a Uomini e Donne ce ne sono tante.

Quindi respiro e le chiedo: “Amoreeeeeee, sei sicura di aver svolto l’esercizio con la dovuta concentrazione?” (notate la diplomazia!!!!).
Risposta: “Eccerto”.

Da quel momento non ricordo più nulla, solo strilla e drammi degni della migliore tragedia napoletana.

Alla fine ho capito che aveva studiato i verbi, ma ha fatto i compiti probabilmente pensando ad altro. E ci sta.

Il problema è che, ogni volta che mi chiede di controllare qualcosa o di interrogarla, mi viene sempre il dubbio se sia corretto farlo o meno. Premetto che ho scelto di non aiutarla a fare i compiti; se non ha capito qualcosa, provo a spiegarglielo, ma i compiti li deve fare da sola e, soprattutto, deve saperseli gestire autonomamente. Non li fai? Peggio per te. Fin dalla prima elementare ho sempre cercato di spiegarle l’importanza di svolgere dei compiti a casa, che non devono essere vissuti come una punizione o uno strazio (sigh), ma come un modo per esercitarsi, essere sicuri di aver capito bene e fare una specie di “prova generale” per il debutto che poi è la verifica in classe.
Però è fuori discussione che spesso mi capita di aggiungere tensione a quella che magari la bambina ha già. E ho la sensazione che sia una sua comodità quella di sfruttare mamma o papà per avere la certezza di aver fatto bene.

Voi come vi comportate?
Che cosa è più giusto fare in questi casi?

Fatemi sapere!!!

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Lavoro nella comunicazione, sono blogger per passione, ma prima di tutto un papà... imperfetto!

7 Comments

  1. Ciao Daniele,
    mio figlio è in prima elementare e, quest’anno, per la prima volta abbiamo dovuto affrontare la questione “compiti”. La partenza è il momento più complicato, poi si impegna e li porta a termine senza grosse storie. Ho penato di provato a cambiare l’approccio, dicendogli “è ora di studiare” invece di “è ora di fare i compiti”, forse perché la parola “compiti” mi sembra un’imposizione, mentre lo studio implica curiosità, approfondimento e apprendimento e magari può sentirsi più stimolato. Io ci provo e poi si vedrà!
    Ho anche seguito il tuo consiglio, ne avevamo parlato tempo fa, di renderlo il più autonomo possibile per responsabilizzarlo, ma la maestra mi ha detto che, soprattutto nei primi anni, dobbiamo sempre sincerarci che i compiti vengano svolti ed eseguiti correttamente. Io faccio metà e metà, glieli faccio fare da solo e poi faccio il check finale. Per il momento quindi niente tragedie napoletane, ma ne riparleremo nei prossimi anni quando il gioco si farà più duro! Grazie per i tuoi consigli!!

    • Daniele Tarenzi Reply

      Grazie Federica!
      Mi piace tantissimo il tuo approccio alla terminologia “studio” vs “compiti”. Credo che sia davvero interessante e sicuramente proverò anche con la più piccola, che l’anno prossima andrà in prima elementare. Con la grande è già in uso da lei stessa, che appunto si sente “grande”.
      Grazie anche per aver condiviso il suggerimento della maestra, che sicuramente può essere utile.
      Il mio problema è che vado in ansia io, se mi rendo conto che non ha studiato, perché temo rimanga indietro e poi faccia ancora più fatica di quanta già ne farà. Insomma, alla fine il problema è più mio che suo! 🙂

  2. Cari genitori, fortunatamente imperfetti, innanzitutto bravi perché riflettete sulla salute dei vostri figli. La questione dell’autonomia e dello svolgimento dei compiti non è semplice da sciogliere in poche righe, ma andiamo con ordine.
    I compiti molto spesso rappresentano un appesantimento per i bambini perché non sono aiutati a comprendere a cosa servano. Quindi dobbiamo spiegare al bambino il ruolo della scuola e dello studio. I compiti a casa sono anche il primo terreno di prova per lo sviluppo di una competenza organizzativa, che potrà essere utilizzata nella vita adulta.
    Aiutarli NI. Svolgere i compiti da soli e correggerli in classe permette alle insegnanti di capire i problemi dei bambini e intervenire. È necessario considerare anche il grado di frustrazione che si crea in classe e nel bambino di fronte all’errore. E questo dipende anche tanto da come gli errori sono vissuti in famiglia: punizioni, svalutazioni, …, o modi per imparare?
    Se il bambino chiede aiuto cerchiamo di capire per quale motivo. Se c’è dell’insicurezza, allora dobbiamo comprendere se dipende da un apprendimento poco adeguato o dall’autostima e dal grado di efficacia percepita.
    Diamo dei tempi ai bambini per fare i compiti, fornendo un esempio concreto di timing e un ambiente privo di distrattori.
    Condividete poi le cose apprese da loro e la vostra giornata: l’impegno può essere raccontato e condiviso.
    E chiedetevi come mai vi arrabbiate tanto? Per cosa siete preoccupati? Per loro o per voi?

    Spero di aver risposto a qualche domanda. Ma ne riparleremo.

    Emanuele

    • Daniele Tarenzi Reply

      Ciao Emanuele,
      intanto grazie mille per aver voluto condividere con noi questa riflessione.
      Riflessione ancora più importante, perché è doveroso specificare che tu sei uno psicologo e quindi una voce scientifica su questo argomento.
      I tuoi suggerimenti sono molto preziosi. Per quanto mi riguarda, a volte faccio fatica ad applicarli, perché lo stato emotivo di me come padre mi rende vulnerabile alla preoccupazione.
      Resta inteso che, nonostante io sia molto imperfetto, posso migliorare! Quindi grazie e continua a darci tanti autorevoli consigli…a proposito, posso dire che mancano poche ore al lancio di un tuo super progetto, che sarà di grande utilità anche per noi “desperate” genitori??? 😉

      • Assolutamente, possiamo dirlo. Tra poche ore ne saprete di più e ci sarà spazio per voi cari genitori imperfetti.

        So davvero che fare i genitori non è semplice, è un percorso di apprendimento. Un po’ come andare a scuola. Gli insegnati sono i figli, la nostra esperienza di figli, i nostri genitori e gli altri. I compiti a casa? Trovare delle strategie per far crescere adulti sereni e stabili. Difficile? Sì, come fare i compiti per i figli. Impossibile? No!
        Siete già bravi perché vi fate delle domande e vi riconoscete imperfetti. Le risposte? Arrivano con il tempo.

  3. Ciao Dany.
    Sai bene che Gabriele ha iniziato la scuola qs anno…e devo dire che l approccio coi compiti dopo i primi mesi è buono.
    Qs grazie anche agli insegnanti i quali hanno consigliato ai genitori di noi primini di non lasciarli da soli… ma di star loro vicino e far capire che hanno supporto.
    Ciò non vuol dire svolgerli al loro posto ma nel momento di difficoltà aiutarli .
    Qs fino in terza elementare…ovvio non x tutti i bambini ma fino a quell’ età è bene seguirli x far acquisire loro autonomia ma soprattutto sicurezza.
    Gabriele è già due settimane che vuole farli da solo…poi c è mamma o papà che controlla sia l ordine sia che sia svolto bene il tutto.
    Torno a bomba sulla tua domanda
    Hai fatto bene a interrogare Benedetta e a sgridarla….
    Quando ci vuole ci vuole….
    Sono sicura conoscendoti che avrai fatto anche un bel discorso in seguito….
    Il dialogo prima di tutto ma a volte qualche cazziata ancora meglio!!!
    Un abbraccio

    • Daniele Tarenzi Reply

      Cara Ilaria,
      grazie intanto per aver condiviso con noi la tua esperienza. E’ sempre molto difficile capire che cosa è meglio o peggio per i propri figli…figuriamoci per me poi! 😉
      Cerco sempre di spiegare bene tutto a Benedetta e anche a Carolina, anche se ancora piccola.
      E così ho fatto in quella circostanza. Però hai ragione tu: bisogna saper ponderare bene quando intervenire per essere loro un supporto e quando invece far sì che si sforzino da soli.
      Aspetto con ansia altre tue testimonianze. Non sai quanto sia importante per me!
      Un caro abbraccio a tutti,
      Daniele

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