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Se dico “In viaggio con papà”, mi vengono in mente Alberto Sordi e Carlo Verdone in macchina lungo l’Italia. E un po’ mi ritrovo, quando insieme alle mie figlie facciamo qualche viaggio.

In questo caso, però, si tratta di padri e figli che scelgono di andare in vacanza da soli. Mentre la mamma, felice e forse un po’ ansiosa, si prende una pausa, il resto della famiglia parte per un fine settimana o più, armati di tenda e sacco a pelo. Una tendenza in crescita che vede esperienze analoghe moltiplicarsi in più parti d’Italia.

L’iniziativa è dei padri, decisi a prendersi un momento tranquillo per scoprire (o riscoprire) i figli. Così nel giro di poco, da un gruppetto di amici con prole, si arriva a un centinaio di adulti e bambini in trasferta, al punto che i posti non bastano a soddisfare tutte le richieste.

Un esempio è quello del “Papi Camp”, organizzato nel trevigiano da un’idea di Massimo Cecchin, elettrauto con un passato da scout: alla terza edizione, i 90 posti disponibili sono andati esauriti in una settimana. “L’idea era quella di portare fuori i nostri figli, far conoscere loro la natura da vicino, stare insieme in modo più intenso. E così abbiamo fatto: armati di archi, frecce e fionde, dormendo sotto una tenda in collina, lontano da tecnologia, playstation e comodità. Più tempo per noi, per loro, per conoscerci in modo diverso”.

La prossima volta il campo (per papà con figli dai 3 anni in su) si terrà in una fattoria, dove i bambini impareranno a fare la ricotta e a dare da mangiare a mucche e capre.

Un’altra bella esperienza di questo genere arriva da Nicola Rovetti, insegnante di educazione fisica e docente universitario di Scienze motorie a Verona, sposato con due figlie grandi, che ha deciso di allargare la sua esperienza ad amici e sconosciuti, per aiutare i genitori a tornare a parlare con i figli, e questi ultimi ad accrescere la fiducia in se stessi.
A giugno si parte per la montagna. Accanto alla pratica, c’è un’approfondita analisi dei perché, delle strategie utili a recuperare un rapporto di fiducia tra padri e figli, ma senza nulla togliere al divertimento.

L’esperienza è rivolta a papà con bambini e ragazzi dai 6 ai 13 anni. Dice Rovetti: “Allestire il campo base, montare le tende e preparare il fuoco, cucinare insieme insegna a  collaborare, cercando soluzioni condivise. Raccontarsi, ascoltare gli altri parlare delle loro giornate, serve a guardarsi allo specchio per capire cosa non va e cosa c’è da cambiare nel rapporto col proprio figlio”.

Autore

Lavoro nella comunicazione, sono blogger per passione, ma prima di tutto un papà... imperfetto!

2 Commenti

  1. Fantastico il Papà camp, e solo uno scout poteva organizzarlo !
    Chi scrive è stato scout per 31 anni su 40 di vita 🙂

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