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Avete presente quella frase che a me avranno detto mille volte: “Le donne sono multitasking, gli uomini invece…”?

Ecco, adesso finalmente anche la scienza mi viene in aiuto: essere multitasking fa male!

Nell’immaginario collettivo è ben radicata l’idea che essere impegnati contemporaneamente su più fronti aiuti il cervello a mantenersi attivo, sostenga la memoria, consenta di conservare a lungo la vivacità intellettuale. Niente di più sbagliato: un gruppo di ricercatori dell’Università della California di Los Angeles ha effettuato uno studio da cui è emerso che essere multitasking, ossia fare più cose insieme, influisce in modo negativo sulla creatività, intralcia la possibilità di concentrarsi, indebolisce la memoria, peggiora le prestazioni professionali.

Diciamolo: un cervello costantemente in overdose di attività a lungo andare è destinato a perdere colpi. Ohhhhh…l’ho detto!

Meglio dunque non esagerare col multitasking e preferire l’arte del “fare una cosa alla volta”, che paga in termini di risultati e non affatica la mente, con gli svantaggi che ne possono conseguire.

Adesso posso mettermi tranquillo: non sono poi così tanto ritardato! 😉

In ogni caso, per dovere di cronaca, vi do anche qualche dettaglio in più sulla ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Psychological Science, che ha preso in esame circa 200 studenti, suddivisi in 4 gruppi. I partecipanti sono stati invitati a memorizzare 120 parole, divise in 6 sequenze di 20 parole ciascuna, che apparivano su uno schermo per tre secondi. Ogni parola era associata a un numero (da uno a dieci) e le parole con il numero più alto erano quelle indicate come più rilevanti da memorizzare.  Il primo gruppo poteva visualizzare le parole senza interferenze, il secondo doveva ascoltare una voce che leggeva i numeri associati alle parole e, allo stesso tempo, cliccare su una barra spaziatrice ogni tre numeri dispari. Il terzo gruppo, mentre guardava lo schermo, doveva ascoltare canzoni famose, al quarto era richiesto di osservare le parole sentendo musiche inedite. Dopo il passaggio delle prime 20 parole, ai partecipanti è stato chiesto di indicare quante ne avevano memorizzate. Da qui si è potuto rilevare che il primo gruppo ricordava lo stesso numero di parole del gruppo che aveva ascoltato la musica, mentre gli studenti del secondo gruppo ne aveva memorizzate meno.  Il dato che ha suscitato particolare interesse nei ricercatori è che tutti i ragazzi, esposti o no a distrazioni, hanno ricordato le parole più importanti.

 

Autore

Lavoro nella comunicazione, sono blogger per passione, ma prima di tutto un papà... imperfetto!

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