Tanto manca un sacco di tempo.
Poi, dai uno sguardo al calendario e scopri che il giorno tanto atteso è arrivato.
Sto parlando del primo giorno di scuola. Quest’anno, per me, speciale.
Due inizi importanti (tutti gli inizi sono importanti, ndr): prima elementare per Carolina e prima media per Benedetta.
Tralascio l’esaurimento nervoso che mi è venuto per portare a compimento le iscrizioni, i colloqui, i documenti, le scartoffie varie, le telefonate, etc etc.
Concentriamoci sul grande momento.
Sveglia presto, dopo una notte insonne…per me, eh, mica per loro!
Alle 9 apertura dei cancelli della scuola media. Fuori un gruppo di ragazzini e ragazzine intimiditi con al seguito genitori tirati a lucido manco fosse un matrimonio. Ma si sa, la prima apparenza è quella che conta!
Entriamo sorridendo a destra e manca, facendo finta di conoscere un sacco di gente (ciao, uè, tutto bene?, ma chi ti conosce…) e arriviamo in aula magna, dove sono già schierate stile Ultimo Imperatore le docenti e la vice preside.
I ragazzi attendono la chiamata del loro nome, con un misto di emozione e paura.
Sono bellissimi tutti. Per loro sta iniziando un nuovo importante capitolo della vita.
Poi, uno sguardo veloce alla mamma o al papà e via, spariscono con i loro insegnanti.
A me batte forte il cuore. Buon inizio, Amore mio!
Fine del coma diabetico.
Guardo l’orologio e caxxxx…alle 10 dobbiamo essere alla scuola elementare per accompagnare Carolina.
Via di corsa! Anzi, non troppo di corsa, perché fa un caldo atroce e poi arrivo tutto fradicio…e dove la metto la prima apparenza???
Arriviamo, salutiamo, sorridiamo (vedi sopra) e poi guardo Carolina. Ha lo zaino, come una bimba grande, due occhioni enormi che brillano di gioia e un’eccitazione che neanche alla finale del mondiale di calcio 2006…
Il copione si ripete.
E io mi lascio scappare una lacrima. Di gioia. Di emozione.
Buon inizio, Amore mio!
Buon inizio, ragazzi! Fatene tesoro.
